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Quando muoio non voglio preti

E quando muoio io non voglio preti,
non voglio avemarie nè paternostri,
non voglio avemarie nè paternostri
ma la bandiera rossa dei socialisti.

E la rigi- la rigi- la rigiri,
la rigira la sempre arditi,
evviva i socialisti,
abbasso i gesuiti!

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pensiero maturo

prima o poi
dovrò smettere di fare cose
che funzionano
e cominciare, invece,
a far funzionare le cose

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Ecco il piano

sss

Mi risponde cosi:
“Dear Sir,

I hope this e-mail finds you well.
As you mentioned in your e-mail it is easy to cross the Turkish border into Iraqi Kurdistan and there is no problem in this respect, you can go back without any problems to be mentioned as you will cross a check point at Ibrahim Alkhalil near the town of Zakho.
It is easy to take photograhs except some locations where taking photographs are forbidden and I think it is something general all over the world.

Regards,
Mr.[...]”

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La forza poetica della parola “ingoio”


L’aveva cantata Mina (la perfezione!) quando lui era pressappoco uno sconosciuto,
lui che aveva il terrore del palcoscenico,
lui che non guardava negli occhi,
lui, quel 15 Marzo del ‘75 alla Bussola di Viareggio, si prese la briga di cantarla così:
E vi assicuro che la parola “ingoio” reca con se una forza poetica irrangiungibile…

..perdonerannomi lor signori della SIAE..

A voi:

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ripiamose (la pellicola!)

sss

Un posto strano, fuji neopan 400 tirato a 1600, summicron 35, sviluppo a cazzo con il rodinal nel lavandino del bagno, scansione a cazzo.. ma che fascino..!

Asim Rafiqui – http://www.asimrafiqui.com/blog/ e qui l’articolo intero: http://arafiqui.wordpress.com/2009/09/20/why-i-shoot-film-or-why-should-you-give-a-damn/

“I prefer to shoot film because it is a more human process, complete with all the frailties, mistakes, fears, worries, concerns, and doubts that define me as a human being. Yes, of course, digital has all the utilitarian advantages (cheaper, faster, quick turn around sharper etc.), but film retains all the creative advantages.

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Mi allacciavo gli stivaletti da combattimento

I famosi sand boot Magnum.. Prima guerra del Golfo. Comprati da Tammaro a Roma nel 97.
E mi è venuto il colpo della strega..
Il colpo della strega!
Che sarà?

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Please, Please, Please, for once in my life let me get what I want

the-smiths-meat-is-murder-1Good times for a change
See, the luck I’ve had
Can make a good man
Turn bad

So please please please
Let me, let me, let me
Let me get what I want
This time

Haven’t had a dream in a long time
See, the life I’ve had
Can make a good man bad

So for once in my life
Let me get what I want
Lord knows, it would be the first time
Lord knows, it would be the first time

che bella..

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Il piacere narrativo – Narrative Pleasure, Digital Journalism, and “Slow News”

Condivido e traduco con piacere un saggio e intelligente articolo di Jon Anderson pubblicato su lightstalkers.org un pò di tempo fa:
(http://www.lightstalkers.org/narrative-pleasure-digital-journalism-and-slow-news)
Il piacere della narrazione, il giornalismo digitale e le “Slow News”
Jon Anderson

Il nostro comportamento da giornalisti tende ad essere dominato dalla necessità di vedere i nostri lavori “pubblicati” – cioè noi tendiamo a che le nostre storie vengano rese pubbliche affinché la gente sappia che qualcosa è sbagliato nel mondo (o che qualcosa è giusto) – e dunque siamo sempre stati storicamente limitati dall’insita “ristrettezza” dei media classici (si pensi a considerazioni di spazio, agende aditoriali, a come le storie dovrebbero scorrere e come dovrebbero apparire stilisticamente.. ecc.) Tutti noi siamo in grado di citare famosi esempi di ottimo materiale fotografico mai pubblicato ovvero pubblicato a pezzi, troncato. Il superbo lavoro di Marcus Bleasdale sul Congo è un esempio recente degli ostacoli che dobbiamo affrontare, in quanto nonostante non sia mai stato pubblicato da nessuno, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, riconoscimenti che paradossalmente, sono apparsi sui media che non hanno pubblicato il suo lavoro..

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Didier Lefevre: una goccia di splendore

sss

il 27 gennaio 2006 mi consegnano il primo ed il secondo volume de “il fotografo”,
editrice lizard: http://lizard.rcslibri.corriere.it/lizard/autore/lefevre_didier.html

si tratta di un peculiare esperimento editoriale:
una storia a fumetti di un fotografo in afghanistan raccontata anche attraverso le sue immagini:
le provinature a contatto con le selezioni degli scatti sono abilmente alternate  alla storia disegnata da Emmanuel Guibert.

“Fine luglio 1986. Didier Lefèvre lascia Parigi per la sua prima importante missione fotografica: seguire un’équipe di Medici Senza Frontiere nel cuore dell’Afghanistan, in piena guerra tra sovietici e Moudjahidin. Questa missione segnerà la sua vita come questa guerra segnerà la storia contemporanea.”

splendido!

purtroppo il volume terzo, all’epoca, non era stato ancora tradotto in italiano:
penso di comprarlo in francese
ma leggo che verrà pubblicato presto in italia

decido di aspettare e conservare la curiosità di sapere se Didier attraverserà davvero da solo le montagne per ritornare in pakistan e quindi a casa.

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cielo sereno terra scura carne tenera

cielo sereno terra scura carne tenera non diventare nera non ritornare dura e nel nome di Maria tutti i diavoli da questa pentola andate via

silenzio

solo la sua voce

le prime sei parole senza musica
la sua voce che è già musica

- ti t’adesciâe ‘nsce l’èndegu du matin -

e vibra la stanza

si irrigidiscono le mani sulla tastiera e non riesco a scrivere

la rimetto cinque o sei volte
sempre la stessa
sempre diversa

aveva ragione Fernanda: dio è stato molto cattivo a portarselo via!
molto cattivo!

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ottusi come un mattone (1972) JT

Le mie parole sono un sussurro, la vostra sordità un urlo.
Posso farvi provare sensazioni ma non riesco a farvi pensare.
Il vostro sperma è nello scarico
il vostro amore nel lavandino.
Avete deciso di attraversare i campi
e concludere i vostri parti bestiali
I vostri vecchi saggi neanche immaginano
come ci si senta ad essere
ottusi come un mattone

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once upon a time in the ass..

sss

perpignan :: Arsenal des Carmes :: september 2007
Once upon a time in the ass.. appunto

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sotto gli occhi

sss

sono tanti anni, spesso le guardo e le riguardo… ma cazzo, questa proprio non l’avevo mai vista..
a volte le cose ovvie sono sotto gli occhi e non le vedi.
è bella, più di altre, ma io non la vedevo.

grazie

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mancato!

sss

azzo!

che scatto! non c’è la farò mai a prendere le nikon: la leica è troppo lenta! cazzo che scatto! ci provo lo stesso, ma so che lo mancherò..
“stop please!!” fermate sta cazzo di macchina!!
bastava chiedere.

ma troppa fretta: scendo di corsa e per non mettere in pericolo nessuno, per non creare ansia, ne scatto tre con la leica e salto di nuovo dentro.
cazzo..!

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afghanistan

sss

nessun altro posto riempie la mia immaginazione e gonfia il mio desiderio come l’afghanistan
e poi c’è un pezzo che mi manca
un pezzo di afghanistan fatto di facce e occhi che ancora mi manca
un pezzo da raccontare che non so bene
è inevitabile che prima o poi succeda
e allora, quando succederà di nuovo, le guarnizioni della mia Leica terranno bene la luce

si

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io ho abitato

sss

io ho abitato
per pochi istanti,
per un battito di ciglia,
per un caso
in questi occhi

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dal finestrino della nissan

sss

all’aereoporto
karzai e massoud mi guardano dai lati del monumento all’aviazione, ai bordi del viale che porta a kabul

la guerra è dappertutto

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